Arte a Pergola tra Otto e Novecento - Gino Ginevri, la riscoperta di un artista dimenticato
di Nazareno Turchi


Pergola riscopre un suo artista: Gino Ginevri Blasi o Gino Ginevri, come abitualmente si firmava. A lui, infatti, è dedicata la mostra di dipinti che si apre il 3 agosto 2008 nel Museo dei Bronzi Dorati e della Città di Pergola.
L’evento è stato promosso dall’Associazione Culturale “Pergola Nostra”, in collaborazione con il Comune di Pergola - Assessorato alla Cultura, con il patrocinio della Provincia di Pesaro e Urbino - Assessorato alle Attività Culturali - Editoria e con il contributo della Banca di Credito Cooperativo di Pergola e di Assicurazioni Assimoco.
L’allestimento della mostra è stato realizzato da Marisa Baldelli, Alessandro Crinelli, Lucia Lucarelli, il catalogo curato da Marisa Baldelli. Tutto il lavoro è stato egregiamente coordinato da Lucia Lucarelli.
I dipinti esposti fanno parte della collezione che Maria Torlontano Redeghieri, nipote di Gino Ginevri, ha messo a disposizione e costituiscono l’essenza dell’arte del Nonno.

L’artista nasce a Pergola nel 1857 da Paolo e Sofia Brilli; la sua è una antica e nobile famiglia dove campeggia la figura di Ascanio Ginevri Blasi che tanto si adopererà per la sollevazione del paese dal governo pontificio, nel momento delle lotte per l’ unità nazionale. Rimasto senza madre ancora prima di conoscerla, Gino perde anche il padre all’ età di sei anni, affrontando la più dura delle prove, quella di sentirsi vivo nel mondo senza il più importante sostegno.
Trascorre l’infanzia e la prima adolescenza sotto la tutela dei nonni materni. Nel 1874 inizia la sua ricerca artistica ad Urbino all’ Istituto di Belle Arti ed entra in contatto con il disegno che diviene il punto di riferimento per la vita. Lo insegnerà infatti e, intendendo la sua opera come missione, cercherà di infondere negli allievi l’interesse per l’arte, di scoprirne le attitudini, per orientarli alla Scuola di Urbino, da cui molti usciranno artisti e insegnanti a loro volta.
Intorno al 1880 soggiorna per un periodo nella la città di Roma, dove frequenta lo studio del pittore d’origine senigalliese Giuseppe Gabani e, inoltre, ha modo di accostarsi a correnti artistiche allora in voga nella capitale, in particolare al mondo napoletano, attraverso l’arte di Gioacchino Toma.

Nel 1882 inizia ad insegnare il disegno nella Scuola Tecnica di Pergola poi, in varie tappe, è a Cagliari, Cesena e Castellamare Adriatico (oggi Pescara) in Abruzzo, sentendo però sempre, e particolarmente nei momenti di riposo, la necessità del dipingere come un respiro vitale. Tiene stretti i contatti con Pergola e dopo avere trascorso, ormai in pensione, alcuni anni a Trieste, vi torna chiudendovi i suoi giorni il 15 marzo 1935.
La sua poetica ha uno sguardo accorto soprattutto sul paesaggio che rende, a volte, nel tono chiaroscurale della “macchia” toscana. Così opere del 1911 come Case a Piobbico, quelle del 1924 come Case coloniche di Pescosonesco, o I Cipressi del 1925 narrano di una natura sentita come portatrice di tracce, geroglifici nascosti al da là del visibile, dove la luce genera limpidamente la sensazione di volere fermare il tempo e concedersi ad essa in una beata dimenticanza di sé.

Usa con tecnica sapiente sia l’olio che l’acquarello e il pastello e la sua arte, per certi aspetti, è come un ricordare, fissare nell’opera quello che poi è l’ appartenenza ad un luogo, l’essenza, ad esempio, del lavoro dell’ uomo immortalata nelle opere a carattere “divisionista”.
In opere tarde intorno agli anni trenta del Novecento, nella La Boscaiola o Ritorno all'ovile, Ginevri adotta quella pratica cara al pittore Giovanni Segantini dove in effetti, tramite brevi tocchi di pastello, immette linee di colore non sovrapposte, ma staccate le une dalle altre per evidenziare poi, nel sentimento, quello che è il tema principale. In ultima istanza credo si possa dire che Gino Ginevri è portatore di una netta sapienza costruttiva, certo lontano, per una propria indole riservata, dal clamore, dalla fama e dal dibattito metodologicamente costrittivo delle correnti artistiche del tempo. È uno spirito libero, ma lascia però, nel suo gesto, la poetica dolce e la capacità di farci spettatori nell’ ammirare ciò che ci circonda, portandoci in quei “sentieri interrotti” della quiete che ora troppo spesso è oscurata dal frastuono del contemporaneo.

L’esposizione nel “Museo dei Bronzi Dorati”, che ai tempi di Gino Ginevri era la sede dell’Istituto Giannini e della Scuola serale per gli operai, segna quasi “un ritorno” per il nostro artista che in quella Scuola si prodigò come “direttore senza stipendio”e insegnante di disegno.

Un vivo ringraziamento va a "Pergola Nostra", promotrice della Mostra, e a quanti l'hanno sostenuta, per averci fatto conoscere un pittore dimenticato che ha fatto onore alla sua città.