Presentazione a cura di Lucia Lucarelli

L’Associazione Culturale “Pergola Nostra” ha organizzato una mostra di quadri del Pittore Gino Ginevri Blasi ( 1857 – 1935), personaggio pergolese molto conosciuto e stimato ai suoi tempi, poi dimenticato. Professore di disegno, insegnò a Pergola e in tante altre città. A questo proposito si rimanda alle note biografiche di seguito riportate.

Gino Ginevri, così firmava i suoi dipinti, era schivo, ma nel contempo sempre aperto nei confronti degli altri, disinteressato e molto amato dai suoi allievi. Ne è testimonianza il “Ricordo del Professor Gino” letto da un suo alunno durante la cerimonia funebre. Anche la Città di Pergola volle onorarne la memoria con un manifesto in cui si ricorda il “Gentiluomo”, il “Sommo Artista”, “l’Educatore” e “l’Insegnante” (se ne riportano di seguito i testi).

La mostra, allestita nel Museo dei Bronzi Dorati, dal 3 al 31 agosto, è stata possibile grazie alla disponibilità della nipote Maria Torlontano Redeghieri che ha messo a disposizione i dipinti del Nonno.

L’Associazione “Pergola Nostra” ha così voluto far riemergere dall’oblio un artista, un illustre concittadino dimenticato.

 

 

 

 

Note biografiche
a cura di Lucia Lucarelli

11 novembre 1857 - Gino Ginevri nasce a Pergola da Paolo e Sofia Brilli.
1869 – Urbinoo - Frequenta il Liceo-Ginnasio “Raffaello”
1874-1877 – Urbino - È allievo del “Regio Istituto di Belle Arti delle Marche”.
10 maggio 1887 - È nominato da Egidio Calzini Vice Presidente del “ Circolo Artistico di Studio e Lavoro” di Urbino.
1881-1882 - Insegna Disegno nella Scuola Tecnica di Pergola in qualità di supplente.
18 agosto 1882 - Il pittore Giuseppe Gabani dichiara la frequenza di Gino Ginevri nel suo studio di pittura a Roma.
4 agosto 1882 - È confermato per tre anni Prof. Reggente di Disegno nella Scuola Tecnica di Pergola.
26 luglio 1883 - Virginio Felicioli, Direttore della Scuola Tecnica di Pergola, dichiara che Gino Ginevri insegna il Disegno da due anni nella sua Scuola e nella Scuola Domenicale applicata alle arti, “dando prova di abilità didattica e perizia in ogni parte della materia…”.
1884 - La “Regia Accademia di Belle Arti” di Firenze gli conferisce la “Patente di Maestro di Disegno nelle Scuole Tecniche Normali e Magistrali del Regno”.
1884-1886 - Insegna Disegno nella Scuola Tecnica e nell’Istituto Giannini a Pergola.
1898-1901 - Insegna Disegno a Cagliari.
1901 - È trasferito alla Scuola Tecnica di Pergola.
1901-1905 - È Direttore “senza stipendio”della “Scuola serale per gli artieri” in cui, fino al 1905, Archimede Santi è insegnante di Disegno.
1902 - Fa parte della commissione istituita dalla “Compagnia di S. Secondo” per decidere del restauro della facciata del Duomo di Pergola.
1905 - È nominato insegnante di Disegno nella “Scuola d’Arte applicata all’industria” di Pergola.
Nel 1907 la Scuola ottiene la medaglia di bronzo “per le Scuole Artistiche Industriali”, in occasione di una “Mostra didattica” tenutasi a Roma.
1906 - Ottiene la cattedra di Disegno, in qualità di Prof. Ordinario nella Scuola Tecnica di Pergola.
1 ottobre 1907 - È trasferito da Pergola Cesena “per ragioni di servizio”.
5 dicembre 1907 - Il consiglio Comunale di Gambettola (Forlì - Cesena) lo nomina insegnante della Scuola facoltativa di Disegno applicata alle Arti e ai Mestieri.
1910 - A Gambettola (Forlì - Cesena) fa parte della commissione giudicatrice del progetto del nuovo edificio comunale.
*1915-1927 - È trasferito nella Scuola Tecnica di Castellamare Adriatico (Pescara), di cui è nominato Vice Direttore.
1918 - Insegna a Milano. Incarico temporaneo
1927 - Va in pensione e si trasferisce a Trieste. Ritorna periodicamente a Pergola.
1935 - Torna definitivamente a Pergola, dove muore il 15 marzo.

* La signora Maria Torlontano Redeghieri ricorda che il Nonno insegnò anche ad Arcevia (AN) e Loano (SV). Al momento manca la documentazione che potrà essere reperita negli archivi scolastici delle due città.

 

RICORDO “DEL PROFESSOR GINO”

È stato un pittore innamoratissimo della sua arte. Un’arte del ritratto in cui eccelleva, ma soprattutto del paesaggio, che sognava, riamando così, in visione spirituale di bellezza, l’Italia. L’Italia delle campagne e delle selve, delle rive dei fiumi e delle montagne. Soprattutto delle verdi valli e delle cilestrine montagne, che amava di puro amore, quando non poteva dipingerle sul posto, da vicino.

Impegnato nella scuola (e poiché era professore di disegno non meno bravo, assiduo, stimato che pittore e artista), egli attendeva le vacanze con la stessa ansia ingenua e un poco consumante degli scolari. E del resto la sua scuola, con quella sua bravura didattica sì, ma più per la umana simpatia e la confidenza familiare nativa che ispirava, tuttavia mai esente dal rispetto, era la scuola più piacevole fra tutte… Ed era l’unico fra i professori cui gli scolari, anzi…studenti (eravamo in una scuola tecnica), dessero solo il nome di battesimo senza il cognome. Un bellissimo cognome, del resto, e di molta nobile origine fra tutti del paese e ricordava, sebbene modificato e un po’ addolcito, un arbusto di quelle montagne fra i più ispidi e odorosi, con coccole minute vagamente colorate di viola, delle quali sono ghiotti i tordi del doppio passaggio primaverile e autunnale.

L’amato professore ci teneva alla nobile origine sua, ed era giusto, senza tuttavia vantarsene affatto, ché la prima e più vera e visibile nobiltà era nel suo semplice gran cuore, non solo, ma nella innata distinzione dei modi e dell’educazione, del parlare, del trattare col prossimo tanto era amato dagli scolari, altrettanto nel paese in cui era, pur col dovuto rispetto, assai popolare. Se la faceva volentieri con la gente del popolo, con gli operai, gli artigiani i semplici, in mezzo ai quali era proverbiale il suo disinteresse del denaro del quale non faceva alcun calcolo. E come se non fosse materia di quotidiana necessità di vita. E come se a lui, artista, sognatore di paesaggi naturalistici e ideali, non toccasse confondersi con quella materia.

Il “professor Gino”, per il denaro e per la vita pratica era come un fanciullo ignaro di certi rapporti e problemi che non lo riguardavano e come se il Disegno stesso, esercitato quale dovere di ogni giorno e l’Arte, la pittura della sua innamorata vocazione, lo avessero predestinato, malgrado tutto, a sfere di idee e di atti ben diversamente alti e lontani dalle stesse contingenze impegnative materiali di ogni giorno.
Della sua arte seppe fare un vivaio di allievi, professori ed artisti a loro volta, coltivandone e risvegliandone (rivelazione a se stessi), le disposizioni speciali e caratteristiche.
E se degli scolari in genere rimase il “professore” per antonomasia, “il professor Gino”, per elezione più affettuosa e confidenziale, degli allievi avviati all’Accademia d’Urbino, fu il maestro e l’amico indimenticabile. Almeno dei buoni, modesti e valorosi, illuminati di riconoscenza.
Ma soprattutto dell’Arte come pittura paesaggistica nella vaga e pur rispondente rappresentazione delle scene popolate di alberi, nel segreto e nell’incanto delle luci, delle ombre, delle colorazioni, seppe fare il suo sogno. Seppe fare la sua consolazione quasi mistica, certamente poetica, trasognata, forse la sua stessa felicità, la sua meravigliosa ricchezza, allorquando nel puro “studio”, e nel quadro riusciva a cogliere, sollecito ognora delle tecniche rinnovatrici, il segreto, l’essenza di una espressione o di una colorazione che sapesse ridire, nei riflessi dei cieli, il carattere di un paese.
E di ogni paese nostro, marchigiano, non solo, ma italico, peninsulare e perfino isolano, coltivò, ricercò, fermò, nelle piccole tele, l’innamorato suo sogno puro e inesausto. Facendosi viandante ilare, felice nel tempo delle vacanze, andando per valli e monti, agile, ognora giovanile sotto le cassette di rispettabile peso.
Ancor giovane la montagna del Catria l’ebbe più assiduo dipintore di faggi frondosi che ogni anno, rivestendosi del loro cangiante verde, dopo le bufere invernali, sembrava attendessero attoniti proprio lui, il loro pittore, insieme ai bianchi frati del convento camaldolese.
Poi la Valtellina un giorno lo chiamò e l’attirò quasi con la suggestione di una fata morgana.
Ma l’Engadina, l’Engadina di Segantini, il suo Segantini, sublime maestro, il suo poeta profeta, fu a un certo punto il suo sogno più alto…

Un allievo anonimo del Professore Gino Ginevri


CITTA’ DI PERGOLA

Circondato dalle visioni della sua arte sublime, dalla quale ha saputo trarre forme concrete di meravigliosa bellezza, con la serenità semplice degli Spiriti Eletti che, nell’incessante travaglio delle nobilissime aspirazioni, danno il vivido bagliore della vera umana grandezza, è passato al di là della vita terrena il N.H. Prof. Igino Ginevri Blasi cui si è schiuso per sempre il mistero della sola ed infinita bellezza incorruttibile che da Dio unicamente proviene e in Dio esclusivamente si manifesta.
Attorno all’immota spoglia, dalla quale lo spirito immortale si è distaccato, per rivestirsi in eterno della divina essenza, che morte non conosce, la Cittadinanza intera si raccoglie nella mestizia del suo grande dolore, ricordando su tutto il Gentiluomo munifico, il Sommo Artista celebrato, l’Educatore e Insegnante che nelle nostre scuole ha infuso e suscitato in moltissimi discepoli devoti il culto sacro dell’arte vera, il Cittadino esemplare.
Nel ricordo e nel nome di Lui, la Città di Pergola può passare orgogliosamente alla propria storia già gloriosa, un nuovo capitolo, che eternerà, in una delle più belle pagine, l’esaltazione duratura dell’inobliabile dilettissimo Figlio.

Pergola, 15 marzo 1935-XIII

Comune di Pergola